Tre viaggi. Tre movimenti dell’anima.
“In treno”, “In auto” e “In aereo” diventano percorsi interiori attraversati da memoria, incontri inattesi e piccoli cambiamenti di sguardo.
“Il mondo intorno a noi risuona della nostra stessa energia…”
Un racconto che trasforma il viaggio in uno specchio interiore, tra piccoli disagi e grandi consapevolezze.
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Opera insignita della menzione di merito al concorso letterario di Aversa.
Il viaggio
Tre momenti. Tre viaggi.
Una sola direzione: dentro di te.
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Ogni viaggio è diverso. Questo potrebbe essere il tuo.
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Un punto di vista esterno su ciò che queste pagine raccontano davvero.
“Il viaggio” di Gabriella Midili non è un semplice racconto, ma una piccola esplorazione dell’animo umano attraverso tre momenti quotidiani: un treno, un’auto, un aereo.
Ciò che colpisce fin dalle prime righe è la capacità dell’autrice di trasformare situazioni comuni in riflessioni profonde. Nel racconto “In treno”, ad esempio, un disagio banale — un bagno fuori servizio — diventa lo specchio di un’umanità incapace di spostarsi, più incline a lamentarsi che ad agire .
“In auto” è forse il passaggio più contemporaneo: traffico, frustrazione, tecnologia. E proprio quando tutto sembra andare storto, emerge una verità semplice ma potente — siamo talmente immersi nei nostri mondi digitali da perdere il contatto umano più immediato .
Infine, “In aereo” introduce una chiave quasi filosofica: il principio dell’equilibrio. Tra momenti di tensione e piccoli gesti di gentilezza, il racconto mostra come la vita tenda sempre a compensare, a riequilibrare, anche attraverso incontri casuali .
La scrittura di Gabriella Midili è diretta, autentica, priva di artifici. Non cerca effetti, ma verità. Ed è proprio questa semplicità a rendere i racconti profondamente riconoscibili.
“Il viaggio” non parla solo di spostamenti, ma di ciò che ci portiamo dentro mentre ci muoviamo: ricordi, stati d’animo, reazioni. È un invito a osservare, rallentare e — forse — a ritrovare un equilibrio più umano nel caos quotidiano.
Perché a volte non è il viaggio a cambiare.
Siamo noi, mentre lo attraversiamo.